Porta Ravegnana

"Ricordo una vecchia città, rossa di mura e turrita" - Dino Campana, Canti Orfici.
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Porta Ravegnana


di Stefano Saviotti

da: 2001 Romagna, n° 141, dicembre 2013


Aveva aspetto simile a Porta Montanara; da una vecchia fotografia, scattata alcuni anni prima della demolizione, si nota che sopra l’arco interno vi era una piccola finestrella e, più in alto, due finestre più grandi leggermente arcuate. La parte superiore, corrispondente alla merlatura, fu ricostruita in seguito; il basamento invece era in blocchi di pietra spungone. L’ingresso in città avveniva tramite un ponte, in origine levatoio, protetto fra due alti muri laterali con pilastri alle estremità. La casa del custode si trovava sulla destra uscendo dalla città, mentre la Gabellina era a sinistra. Una descrizione del 1714 fornisce maggiori dettagli: il grande portone a due ante di legno aveva serratura e catenaccio, e nell’anta a sinistra uscendo vi era uno sportello pedonale. Dalla stanza sopra la Porta si poteva calare una saracinesca di legno con sette grosse punte di ferro. Il coperto della Porta fu ricostruito nel 1733 da Paolo e Jacopo Giunchedi, con la spesa di 38,50 scudi. Nel 1758 la casa del custode fu ricostruita, come i tetti della Porta e del casone. La casa fu poi venduta il 7 giugno 1806 ad Antonio Cavassi. La costruzione della ferrovia Bologna-Ancona, nel 1861, segnò purtroppo la fine del monumento. Ritenendola infatti troppo angusta come ingresso alla città, il Comune deliberò di sostituire l’antica Porta, ritenuta di scarso pregio storico, con una Barriera di linee moderne, demolendo anche le casupole che nel corso del Settecento vi si erano addossate. Il 25 maggio 1870 iniziò la demolizione della Porta ad opera del capomastro Giuseppe Argnani, con la spesa di 51520,09 lire.
La nuova Barriera, progettata dall’Ing. Luigi Biffi e composta di due edifici ottagonali identici ad uso di Ricevitoria e Corpo di Guardia, fu terminata nell’agosto 1872. Per la loro forma, i fabbricati furono popolarmente ribattezzati “le gabbie dei canarini”. Nel 1879 furono realizzate due cancellate fisse ai lati dei chioschi, per raccordarli meglio con le mura. Verso il 1885 la Barriera fu ribattezzata Barriera Garibaldi, e l’anno seguente fu nuovamente restaurata. Il 1° settembre 1905 la cinta daziaria fu abolita, e il cancello di ferro battuto fu collocato a chiusura del giardino delle ACLI in via Castellani, dove si trova tuttora. Le due “gabbie” furono affittate a privati come botteghe ed abitazioni. Nel 1930 le Mura di S. Francesco furono demolite, e così anche il tratto fra l’ex Barriera e la prima casa delle Mura S. Marco; due anni dopo, le “gabbie” furono demolite per snellire il traffico proveniente dal Cavalcavia in corso d'ultimazione.



Porta Ravegnana vista dal Sobborgo Marini. Disegno di R. Liverani. Il Sobborgo Marini oggi costituisce la parte finale di corso Garibaldi che dal semaforo porta al sottopassaggio per via Ravegnana.



1860 circa. Interno di Porta Ravegnana. Sul lato sinistro si nota la ricevitoria con la dicitura della pesa pubblica dei carri. Sempre a sinistra resta nascosta la vecchia chiesa di San Marco, oggi farmacia  “Torricelli”(Fototoeca Manfrediana DLF).

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