Pianta di Faenza disegnata da J. Blaeu

"Ricordo una vecchia città, rossa di mura e turrita" - Dino Campana, Canti Orfici.
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Ritratto di Joan Blaeu di J. van Rossum. Istituut  Nederland Collectie (Istituto per i Beni Culturali Olandese).

Joan Blaeu

Joan Blaeu (Alkmaar, 23 settembre 1596 - Amsterdam, 28 maggio 1673) figlio del cartografo olandese Willem, nel 1620 diventa avvocato, ma decise di collaborare con il padre nello studio e nella elaborazioni della mappe di varie città europee. Alla morte del padre nel 1638 ne rileva lo studio, diventando il cartografo ufficiale della Compagnia Olandese delle Indie Orientali. Nel 1663 pubblica ad Amsterdam, in due volumi l'opera il "Teatro delle città", si tratta di una delle riproduzioni seicentesche dell'opera denominata "Civitates orbis terrarum" di Georg Braun e Franz Hogemberg, che viene considerata una delle più prestigiose raccolte cinquecentesche di piante e vedute di città di tutto il mondo. Il "Teatro" di Blaeu, viceversa, contiene piante e vedute, veri e propri "ritratti" corredati da note descrittive, unicamente di città italiane. Tra le piante del primo volume la pianta di Faenza ove  il Ponte delle due Torri e le Porte vengono raffigurate non secondo la realtà, ma seguendo lo stile architettonico del luogo di origine dell'autore. (v.m.g)





FAENZA

di Antonio Montanari

da: Guida Storica di Faenza

Faenza, Tipografia Marabini, 1882

Secondol'opinione più probabile, Faenza deve la sua fondazione agli Attici, i quali appresso il diluvio di Deucalione e di Pirra, in un coi Tessali navigando l'Adriatico, approdarono molti lungi da Ravenna l'anno 2805 del Mondo, avanti l'era volgare 1199. Detta città essendo già stata fabbricata ed essendo abitata dai Tessali, eglino penetrarono più entro terra, e giunti in mezzo a colli ameni ed a fertili pianure, gettarono le fondamenta di una novella città che chiamarono Faentia, parola che suona splendeo inter deos, e la quale poi cangiossi in Faventia o per corruzione prodotta dal tempo, o da favendo, vale a dire per favore che i Faentini prestarono ai romani, massime nella seconda guerra punica.
Circa l'origine ed il nome di Faenza non mancano le favole: il Conte Pasolini-Zanelli nelle sue Gite in Romagna scrive: "Una favolosa congettura la fa derivare da Fetonte; perciò Carlo Pepoli scriveva di lei:

....l'eccelsa
Città che prese nome da colui
Che si mal carreggiò le vie del sole
E cadde in val di Po.....

Una tradizione dice che un gentiluomo romano di nome Flavio la fondasse e le desse il suo nome che per corruzione divenne Faenza. Taluni vogliono che questo nome venga da Faventia, graziosa voce di buon augurio, che deve promettere a chi vi si accosta, oneste e sincere accoglienze.

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