La ricostruzione della Torre Civica

"Ricordo una vecchia città, rossa di mura e turrita" - Dino Campana, Canti Orfici.
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LA RICOSTRUZIONE DELLA TORRE CIVICA
Vittorio Maggi - Ennio Nonni

     II 17 novembre del 1944, alle ore 17, i tedeschi in fuga fecero saltare con esplosivo la Torre Civica di Faenza, costruita nel 1606 su disegno dell'arch. Luigi Godardi e coordinata dal capomastro Matteo Morini. La città rimase orfana del suo simbolo, ma a differenza di quanto avvenuto nei paesi vicini, senza il minimo ripensamento, si decise di ricostruirla, prima di ogni altra opera, magari più utile. Per raggiungere efficacemente l'obiettivo, fu anche proposto di applicare una imposta locale per contribuire alla sua ricostruzione. II progetto venne affidato nell'ottobre 1945 a tre professionisti romani: l'ingegner Mario Pinchera e gli architetti Vincenzo Fasolo e Domenico Sandri, mentre, in qualità di collaboratore venne indicato il faentino Roberto Sella, noto per avere affrescato negli anni Trenta il salone aperto al pubblico dell'attuale Banca di Romagna. Il problema della ricostruzione emerse in tutta la sua complessità, in quanto la torre era stata polverizzata e i resti del basamento erano scarsi. II quesito era se ricostruire con forme artistiche fedeli all'originale, oppure con disegno moderno, quale testimonianza del nuovo tempo. La teoria del restauro ammetteva, sulla base di riproduzioni sicure, il completamento di edifici distrutti; questo non era però il caso della torre, che era stata nella sostanza cancellata, e, quindi emersero incertezze sulle dimensioni generali e sui dettagli: solo fotografie d'insieme della piazza costituivano il documento principale per la ricostruzione.



1940 - L'immagine della Torre Civica prima della guerra
inglobata nell'isolato del palazzo del Podestà.
1947 - Progetto di ricostruzione razionalista dell'arch. Ennio Golfieri, da annoverare fra i grandi pericoli fortunatamente scampati per la città di Faenza. Una torre monca, squilibrata nelle aperture, sarebbe stata uno scempio per I'area monumentale.

    Non essendo più possibile avere per il basamento la pietra della Samoggia, gli architetti proposero il travertino di Ascoli Piceno, ma la Soprintendenza, col sostegno della cittadinanza, giustamente opto per un materiale locale, vale a dire la pietra di Varignana.
Le idee del prof. Roberto Sella, assertore convinto della fedele ricostruzione e dell'isolamento della torre si imposero sulle altre e, nonostante il Ministero preferisse una torre contemporanea, il 25 febbraio 1947, con lungimirante voto unanime del Consiglio Comunale e assenso della popolazione venne approvato il progetto di ricostruzione della torre: "dov'era e com'era". Un bell'esempio di civiltà e una chiara volontà politica di identificare, nella ricostruzione della torre, la rinascita dell'intera società. Le opere attorno alla torre, quali la costruzione della "Loggia dei Mercanti" e la sistemazione delle adiacenze, ritenute non essenziali, vennero stralciate dal progetto e rinviate ad altri finanziamenti. II progetto e la conseguente realizzazione non poterono qualificarsi come ricostruzione filologica del complesso, innanzitutto per assenza di rilievi scientifici sul vecchio monumento, ma, soprattutto perché la torre, da elemento incastonato nel tessuto edilizio, con soli due fronti visibili, divenne, per arbitrario esercizio progettuale, un oggetto isolate, senza gerarchie, che spuntava dal suolo e viveva di vita propria: esattamente l' opposto dell'originario simbolo che verticalizzava, senza soluzione di continuità, il ritmico andamento orizzontale del doppio porticato.
Le fondamenta della Torre.


1951 - L'ossatura portante in cemento armato della Torre Civica appena completata, la fedele ricostruzione rappresenta il simbolo della rinascita faentina. La torre è stata oggetto di restauro nel 1994.


1947 - Progetto di ricostruzione della Torre Civica.Arch.Vincenzo Fasolo,
 ing. Mario Pinchera, arch. Domenico Sandri; calcoli statici
dell'ing. Bruno Bottau. Purtroppo non è stato realizzato il collegamento
 fra il palazzo del Podestà e la torre nelle forme anteguerra.



1956  -  Si montano le nuove campane nella Torre Civica.



Sistemazione dell'area attorno alla torre, con la soluzione
a giardino pubblico nel retro del palazzo del Podestà
accessibile da un portico passante da corso Saffi.

     I lavori furono affidati dal Genio Civile di Ravenna all'impresa edile Carlo Giovannini di Lugo e iniziarono nei primi mesi del 1951. Per individuare i basamenti della vecchia torre si scavò oltre i cinque metri di profondità, portando via gran parte del materiale; poi, dalla pineta di Ravenna, arrivarono oltre cento pali, ricavati da tronchi di pino, che furono infissi nel terreno per compattarlo. La popolazione faentina partecipò emotivamente a questo grande e simbolico cantiere. Nell'agosto del 1951 veniva finalmente gettata la fondazione di calcestruzzo sopra la palificata in legno e le vecchie fondamenta di mattoni scomparvero definitivamente in questa gabbia di cemento armato.
     Lo scheletro della torre venne realizzato in calcestruzzo rivestito in mattoni, mentre per il bugnato fu usata la pietra di Varignana; nell'inverno del '51 la struttura portante in cemento armato era completata.
II cantiere della Torre Civica fu particolarmente controverso a causa di divergenti vedute fra progettisti, Genio Civile e Soprintendenza. In sintesi, questi i fatti: nel 1953 la Soprintendenza ordinò la sospensione dei lavori del bugnato, in quanto aveva rilevato la non rispondenza del profilo e della sporgenza degli elementi ricostruiti rispetto a quelli originali.
     II provvedimento sollevò un polverone enorme, anche per ragioni finanziarie, tanto che l'ingegnere capo del Genio Civile di Ravenna, in una lettera del 2 ottobre 1953, a bugnato quasi completamente ultimato, attribuì ai progettisti romani la totale responsabilità:
"È risultato ora infatti che esistono calchi del vecchio bugnato; ma questi non sono mai stati messi a disposizione. Sono stati invece tenuti riservati dai progettisti medesimi, come si trattasse di cosa personale e non già di elementi riguardanti un pubblico monumento, che ora viene riconosciuto dallo Stato "
II Consiglio Comunale il 26 ottobre 1953 revocò l'incarico professionale agli architetti Fasolo e Sandri, e all'ingegner Pinchera, facendo proseguire i lavori, con incarico del 30 luglio 1954, al prof. Roberto Sella, affiancato dall'arch. Ennio Golfieri. In questo anno vennero acquistate, dopo un lungo contenzioso, le case adiacenti alla torre, prospicienti corso Saffi, per la realizzazione della scala e della loggia dei Mercanti. Nel 1955 la torre era completamente ultimata, nel 1956 si montarono le nuove campane e nel 1957 e si realizzò il collegamento ad arco fra la torre e il palazzo del Podestà su progetto dell'arch. Ennio Golfieri.
     Questa ultima aggiunta dichiaratamente inadeguata, quale collegamento fra la Torre Civica e il Palazzo del Podestà, attende ancora una soluzione definitiva, che non può che passare dalla sua demolizione. La conclusione della vertenza dei professionisti romani, esautorati dall'incarico, si chiuse nel 1967 quando a seguito della sentenza della Corte di Cassazione, la Giunta Comunale fu costretta al pagamento degli onorari spettanti.


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