Ritratto di Angelo Masini di Valentin Serov, 1890 |
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"Ricordo una vecchia città, rossa di mura e turrita" - Dino Campana, Canti Orfici. |
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Frequentando una serie di
lezioni sulla pittura russa, tenute dalla professoressa Maria Grazia
Morganti, e studiando la produzione del pittore Valentin Serov, mi sono
sorprendentemente imbattuto in un bellissimo ritratto del tenore
forlivese Angelo Masini (1844-1926) al quale è intitolato il Teatro
Comunale di Faenza. Valentin Aleksandrovic Serov, padre e madre
musicisti, nacque a San Pietroburgo il 19 gennaio 1865. Morì a Mosca il
5 dicembre 1911.
Egli è considerato il più grande ritrattista, per quanto riguarda la pittura russa dell’Ottocento e del primo Novecento. Serov fu ritrattista realista che nell’evoluzione della carriera, per certi versi, anticipa modalità poi riscontrabili nel movimento della “Macchia” fiorentina e nell’Impressionismo francese. Fu discepolo di Ilya Repin ed allievo della Accademia delle Arti di San Pietroburgo. Viaggiò molto per l’Europa, in particolare in Francia e, nel 1887, in Italia, dove prese diretta conoscenza del mondo classico e di tutto ciò che di artistico era stato espresso nel nostro Paese. Serov si stabilì definitivamente a Mosca nel 1890, anno in cui realizzò il ritratto del cantante lirico forlivese Angelo Masini (1844-1926). Con quell’opera, sempre in quell’anno, Serov venne insignito del primo premio alla “10° Mostra Temporanea degli Amatori delle Arti”, tenutasi a Mosca. Attualmente il dipinto è conservato presso la collezione della Galleria Statale “Tretyakov” di Mosca. Ma come nasce il ritratto di Angelo Masini ? Masini era un famoso ed affermato cantante lirico e fu ospite negli spettacoli organizzati e creati da Savva Mamontov, magnate delle ferrovie russe, mecenate e filantropo, nonché fondatore della colonia artistica nella sua tenuta di Abramtsevo (45 km da Mosca). Inoltre, Masini si era esibito in gran parte della Russia cantando in Norma, L’Aida e Barbiere di Siviglia. Fu in quelle occasioni che Serov conobbe Masini e da subito si mostrò assai interessato a quel personaggio capriccioso ed arrogante. Nel realizzare il ritratto del cantante forlivese, Serov scelse deliberatamente un uso dei colori ridotto al nero e al grigio. Masini era considerato bello e su questo aspetto, nonostante tutto, il pittore non lesinò, anche perché la commissione del quadro gli veniva dallo stesso Mamontov. La critica affermò che il ritratto si avvicinava a moduli riconducibili addirittura a Tiziano e venne apprezzato anche per l’effetto smaltato del viso, aspetto per il quale si fece notare come Serov, nel dipingere i volti, non si limitasse mai al semplice color carne. Serov così commentò il suo quadro: «A mio parere, e anche di quello di altri, è il migliore dei miei ritratti».
Una curiosità. Valentin Serov diventò amico
intimo di Sergey Djagilev, impresario che portava in giro per l’Europa
i migliori balletti russi e per il quale il pittore collaborò nella
realizzazione di alcune scenografie nel 1909. La curiosità sta nel
fatto che il coreografo dei balletti di Djagilev, Leon Bakstun, in
quegli stessi tempi entrò in contatto col nostro grande ceramista
Pietro Melandri, allora residente a Milano e attivo particolarmente
come scenografo. L’incontro e l’amicizia col rivoluzionari innovatore
Bakstun non fu cosa banale per Melandri, tanto che ne vennero
influenzate diverse scelte formali della sua futura produzione
ceramica. Di quanto assimilato in quei contatti, infatti, ne troveremo
tracce in molte figure melandriane di successo: danzatori, marionette,
satiri, fauni e non solo.
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