D'Annunzio cavalleggero... a modo suo

"Ricordo una vecchia città, rossa di mura e turrita" - Dino Campana, Canti Orfici.
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D'Annunzio cavalleggero... a modo suo

di Angelo Emiliani
"I miei ricordi Romagnoli di Cavalleggero
mi riardono il cuore"
Gabriele D'Annunzio


Stemma del
Reggimento Cavalleggeri di
Alessandria (14°).

     Accolto a Porta Montanara con tutti gli onori dal sindaco Aristide Bucci con autorità, banda cittadina e una folla di curiosi, il 31 agosto del 1890 entra in Faenza il Reggimento Cavalleggeri di Alessandria (14°). Prende il posto del Reggimento Cavalleggeri di Foggia (11°), partito per Roma il 18 dello stesso mese dopo una permanenza in città di quattro anni. L'«Alessandria» è un'unità prestigiosa del giovane esercito italiano, costituita quarant'anni prima a Casale Monferrato con Squadroni del «Novara», dell'«Aosta» e del «Piemonte Reale». Ma non è questo soltanto il motivo del grande interesse suscitato dal suo arrivo. Pochi giorni prima la «Gazzetta Romagnola» ha salutato l'evento con un lungo articolo dal titolo significativo: «Ai soldati, al poeta».

     II «poeta» è Gabriele D'Annunzio, già tenuto in grande considerazione nonostante la giovane età - «un'aureola di gloria raggiava intorno al suo nome», scrive lo stesso giornale - è ormai al termine del periodo annuale di servizio volontario sotto le armi in Cavalleria. Ha da poco dato alle stampe «Il piacere», un romanzo dai toni sensuali e decadenti accolto con grande favore. Ma la sua notorietà risale a ben prima, alla collaborazione con importanti testate romane quali «Domenica letteraria», «Fanfulla della domenica» e «Capitan Fracassa» (sulle cui pagine si firma con lo pseudonimo Mario de' Fiori), alla pubblicazione di raccolte di liriche e novelle.

   
    Stando ai pur benevoli commenti del tempo, non dev’essere stato un soldato modello. Gode di una certa libertà, di permessi e licenze, eppure la divisa sembra stargli alquanto stretta. «La vita militare rappresenta una coercizione che impaccia la libera espansione del genio. Come attenuare il dissidio? Come porre un freno alle infrazioni? Accordando privilegi». II Reggimento ha sede nella caserma di San Francesco, ma D'Annunzio - ha i gradi di caporale, riceverà quelli di sottotenente poco prima del congedo - non trascorre la sua giornata fra esercitazioni, camerata e stalla. Assieme ad altri rampolli dell’aristocrazia si è subito trasferito nel vicino albergo Firenze (l'attuale Vittoria), per poi passare ad una casa privata di proprietà della signora Anna Berardi, una vedova, sempre in corso Garibaldi, «dove il poeta trovo comodità, nettezza e un'intima pace familiare». Si reca ogni mattina sotto il loggiato degli Orefici, di fronte al Duomo, per acquistare «La Tribuna» nella tabaccheria di Enrico Passanti, fa colazione alla trattoria della Posta, gironzola ammirando chiese e monumenti, conversa con nuovi amici fra i quali Gallo Marcucci, Domenico Galamini, Pietro Giacometti e Antonio Zama. E' solito indossare calzoni alla cavallerizza «che si restringono nella tromba degli stivali speronati, a volte trascina la sciabola sferragliante con certa signorile trascuranza». «Biondo, occhi cerulei, parla elegantemente con frasi peregrine, con motti arguti e brillanti. Fervido ingegno, ardente fantasia, la sua anima e perennemente assetata di piacere».

      

Piazza San Francesco, sullo sfondo il portone di ingresso alla caserma.
     D'Annunzio non resta a Faenza che poco più di due settimane. Alla vigilia della partenza, avvenuta il 17 settembre, gli amici faentini gli offrono in una sala della Riunione Cittadina una cena di saluto costata - scriverà don Antonio Zecchini in «Carducci e D'Annunzio nella mia terra» - 15 lire a ciascuno dei 28 commensali. Spetta al Napoleone Alberghi, e’ diretòr, alzare il bicchiere e declamare il brindisi a nome di tutti:
 
 A te, poeta e cavalier gentile,
bevo e al tuo nome che la patria onora:
bevo al verso che plasma e che colora,
all'arte nova ed al leggiadro stile.
Io bevo a te, gentil poeta,
ai canti che fra l'armi d'Italia e le bandiere
suoneran gloria e non bugiardi vanti.
    
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