La Romagna: nome e confini

"Ricordo una vecchia città, rossa di mura e turrita" - Dino Campana, Canti Orfici.
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LA ROMAGNA: NOME E CONFINI

Gilberto Casadio


Sono quasi vent'anni che questa pagina dedicata alla Romagna tiene compagnia ai nostri lettori che non hanno mancato in più occasioni di manifestarci i loro commenti i loro apprezzamenti, le loro critiche.(¹)
A distanza di tanto tempo ci sembra opportuno ritornare proprio sul nome 'Romagna', che sta in cima al titolo di questa pagina, perché non siamo certi che questo nome venga sempre correttamente inteso da tutti nel suo vero significato etimologico e storico-geografico. Innanzi tutto bisogna dire che la Romagna è una cosiddetta regione storica, vale a dire che - pur essendo abbastanza ben distinta dai territori a lei confinanti per ragioni storiche, geografiche, culturali, linguistiche (il dialetto) ecc. - non ha una sua autonomia amministrativa nell'ambito dell'ordinamento regionale italiano. I confini che delimitano la Romagna non si sovrappongono dunque, se non causualmente e per pochi tratti, a confini amministrativi di regione o provincia. Una prima delimitazione, seppure molto sommaria, dei suoi confini l'aveva già data Dante Alighieri nella Divina Commedia definendola la terra posta "tra il Po, il monte, la marina e il Reno", dove per 'monte' si intende ovviamente l'Appennino e per 'marina' l'Adriatico.


La cartina geografica che apre il volume di Emilio Rosetti "La Romagna" pubblicato a Milano nel 1894.
La linea rossa indica il confine della Romagna storica.



Frontespizio del libro "La Romagna".


La biografia di Emilio Rosetti dal libro "La Romagna".


Ma solo sul finire dell’Ottocento i confini storici della nostra terra vengono delineati più dettagliatamente e correttamente per merito del forlimpopolese Emilio Rosetti che, nella sua ancora validissima opera "La Romagna" pubblicata nel 1894, delimita la regione a ovest con il fiume Sillaro, a nord con il Reno (che è poi in realtà il Po di Primaro nel cui corso venne inalveato il fiume bolognese nel XVIII secolo), ad est ovviamente col mare Adriatico ed a sud con il crinale appenninico dal Passo della Futa all'Alpe della Luna e poi lo spartiacque fra il fiume Conca ed il Foglia fino alla Rupe di Focara, poco oltre Cattolica.
Confini questi che vennero sostanzialmente confermati dal geografo Lucio Gambi in una sua relazione al primo convegno degli Studi Romagnoli svoltosi a Cesena esattamente 60 anni fa nel 1949. Si deve aggiungere che, oltre al perimetro sopra citato, rientra nella Romagna anche Argenta e parte del suo territorio, che si trova sulla riva sinistra del Reno, ovvero Po di Primaro.
La Romagna storica è dunque divisa fra diverse regioni (Emilia-Romagna, Toscana, Marche) e diverse province (Bologna, Ravenna, Ferrara, Forlì-Cesena, Firenze, Arezzo, Rimini, Pesaro-Urbino) per non parlare di uno stato estero: la Repubblica di San Marino. Di recente alcuni comuni dell'alta Valmarecchia (e precisamente Casteldelci, Maiolo, Novafeltria, Pennabilli, San Leo, Sant'Agata Feltria, Talamello) hanno chiesto con referendum ed ottenuto, dopo un lungo iter burocratico, di lasciare la Provincia di Pesaro per passare sotto quella di Rimini. È stato detto impropriamente che sono tornati in Romagna, in realtà dal punto di vista storico-geografico ci sono sempre stati.

Vediamo ora II significato e l'origine del nome Romagna.
Il dialetto Rumagna e l'italiano Romagna derivano dal latino Romània, che letteralmente significa 'territorio abitato dai Romani'. Questo nome compare per la prima volta negli scrittori latini del V secolo dopo Cristo con il significato generico di 'mondo-romano' in opposizione a quello barbarico. Dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, Romània assunse un significato più specifico: quello di 'territorio soggetto all'autorità dell'Impero Romano d'Oriente' detto anche Impero Bizantino, i cui sudditi chiamavano se stessi romani perché si consideravano a tutti gli effetti eredi e continuatori della grande tradizione della Roma imperiale. Per questo motivo, in occidente si chiamò Romània l'Esarcato di Ravenna, il territorio non conquistato dai Longobardi (che avevano invaso l'Italia nel 568) e rimasto soggetto all'impero bizantino che lo governava attraverso un viceré, detto esarca. Agli inizi del VII secolo il territorio dell'Esarcato andava da Rimini a Bologna e dal crinale appennico al delta del Po e oltre; un ambito geografico più vasto, ma di fatto coerente con i confini della regione storica romagnola che abbiamo visto in precedenza. Accanto a Romània per designare il territorio esarcale compare successivamente la forma diminutiva Romandiola o Romaniola: 'piccola Romània', divenuta poi Romaniòla o Romagnola. Ma dal 13mo secolo in poi, nei testi in italiano, compare esclusivamente la forma Romagna, da cui l'aggettivo romagnuolo o romagnolo. Sempre e solamente Romagna dunque, se si eccettua l'uso nell'Ottocento del plurale Le Romagne: un riflesso della suddivisione del territorio nelle quattro legazioni pontificie di Bologna, Ferrara, Ravenna e Forlì, quando il nostro territorio era soggetto allo Stato della Chiesa. Una seconda eccezione è rappresentata dal termine Romagnola che designò fin dal XVII secolo quella che oggi gli studiosi preferiscono chiamare Romagna Estense, cioè il territorio che fu per oltre centocinquanta anni sotto il dominio ferrarese, prima di ritornare nel 1598 allo Stato della Chiesa, e che comprendeva, per intenderci, i territori di Conselice, Alfonsine, Bagnacavallo, Massa Lombarda, Lugo, Sant'Agata, Cotignola, Bagnara, Fusignano.

1) Gilberto Casadio fa riferimento alla rubrica “Romagna: storia, usi e costumi, curiosità, mestieri, campanilismi, attualità ed altro...” che viene pubblicata dal mensile “In Piazza”, dalle cui pagine è tratto l’articolo (settembre 2009) che qui si pubblica.

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