I Gurkha a Faenza

"Ricordo una vecchia città, rossa di mura e turrita" - Dino Campana, Canti Orfici.
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I Gurkha a Faenza

Enzo Casadio - Massimo Valli

La liberazione di Faenza viene comunemente attribuita alla 2ª Divisione neozelandese, che attraversò il Lamone il 16 dicembre 1944, non va comunque dimenticato che mentre i neozelandesi entravano in città dal Borgo, da monte arrivavano i Gurkha della 43ª Brigata Autotrasportata, formata dai secondi battaglioni del 6°, 8° e 10° Reggimento. I Gurkha, originari delle montagne del Nepal, dalla fine del 1700 servivano come mercenari nell'esercito inglese, in quanto erano legati da un debito di gratitudine alla corona britannica che li aveva difesi da una invasione cinese.



Gurkha dell' 8º Regimento del  IIº Battaglione
entrano in Faenza da Porta delle Chiavi.

Il nome deriva da quello della città nepalese di Gurkha dalla quale nel 1762 il principe Prithi Narayan partì per unificare il regno del Nepal dichiarando Katmandu capitale. Alcuni reparti erano anche inquadrati nelle tre divisioni indiane che combattevano in Italia con l'Ottava Armata. Piccoli di statura e di aspetto quasi infantile, erano dotati di notevole resistenza fisica e di grande coraggio, spesso venivano impiegati quando il combattimento era più duro.
In quel grande miscuglio di razze e nazionalità che componevano l'Ottava Armata i piccoli guerrieri nepalesi erano sicuramente i più forti ed i meglio preparati. Oltre alle armi di ordinanza portavano il Kukhri, una corta daga tipica delle loro regioni, dotata di una grossa lama ricurva, che nei combattimenti corpo a corpo diventava un'arma micidiale. Il 13 dicembre 1944 fu costruita una Task Force per la liberazione di Faenza formata dalla 43ª Brigata Autotrasportata, dal 48° Reggimento Corazzato britannico e dalla 2ª Divisione neozelandese che ne assunse il comando.I tre battaglioni Gurkha che componevano la 43ª Brigata entrarono in linea il 15 dicembre sulle colline sopra Celle, con il compito di avanzare verso Faenza contemporaneamente all'attacco del 2° Reggimento di cavalleria neozelandese che, attestato in Borgo, avrebbe dovuto attraversare il Lamone.



Desnond Wilson in una froto del 1945 dopo la promozione e maggiore. Le stesura di questo articolo è basata
sulle testimonianze dell'allora tenente Wilson comandante della compagnia di Gurkha che entrò in Faenza il 17 dicembre 1944.


Soldati Gurkha entrano in Faenza da Porta Imolese.

Un Gurkha con l'inseparabile Kukhri.


17-20 dicembre 1944. Cartina con il percorso compiuto  dalla 43ª Brigata a Faenza
(Da: Dharm Pal, The Official History of the Indian Armed Forces in W W II, The Campaign in Italy 1943-45).


 
II giorno 16 i reparti del 11° battaglione del 10° Regg. Gurkha iniziarono l'avanzata, con la compagnia «C» lungo la via Canalgrande, mentre la compagnia «B» comandata dal tenente Desmond Wilson avanzava lungo la strada del Cimitero, dove si fermò per trascorrervi la notte. II tenente Wilson rimase molto sorpreso di trovare all'interno del nostro cimitero un campo con le tombe dei caduti inglesi della prima guerra mondiale.
Per vincere il freddo pungente della notte di dicembre, la tensione del combattimento ed il naturale disagio che gli dava quel luogo nel quale era costretto a passare la notte, il tenente Wilson trovo conforto nella sua borraccia piena di vermouth. Nelle prime ore del mattino del 17 la compagnia entrando da porta Montanara attraverso tutta la città, passando per la Piazza senza incontrare resistenza e si attestòo sulla linea ferroviaria, nella zona in cui si dirama il binario per Firenze.

Contemporaneamente la compagnia «C» entrò in Faenza da porta Imolese. Il giorno successive i Gurkha del 11° Battaglione dell’8° Reggimento entrarono dalla porta delle Chiavi, oltrepassarono la ferrovia, e si portarono sulla linea del fronte che correva da Borgo S. Rocco a S. Silvestro e a S. Pier Laguna. In questo settore sostennero dei durissimi combattimenti contro i tedeschi in lenta ritirata, che fecero di ogni casa colonica un centro di resistenza, in modo particolare nella Causaca, nella RIl giorno 21 dicembre dopo aver raggiunto il loro obiettivo, la parrocchia di Cassanigo, la Brigata fu rilevata da un reparto della 56ª Divisione London. I Gurkha ritornarono a Faenza per un periodo di riposo fino a metà febbraio, quando rientrarono in linea sul Senio, nei pressi di Cotignola, ove rimasero fino all'offensiva finale. Il loro sacrificio per la liberazione della Romagna è testimoniato da circa un migliaio di caduti, che riposano nei cimiteri militari alleati di Rimini e di Forlì.abicana, nella Mengolina e a Ca Masarino.








Fucilieri Gurkha discendono dalle colline del faentino
 e si apprestano ad entrare a Faenza
.

La Cartina illustra i combattimenti sostenuti dalle truppe Gurkha nella zona di S. Silvestro,
dopo la liberazione di Faenza.

Luca Villa nel libro: "Arrivano i Gurkha", Casa Editrice il Ponte, Bologna 2007,
descrive la presa di Faenza da parte delle truppe Gurkha con queste parole:


Copertina del libro dal quale è riportato il capitolo a fianco riportato.

L'attacco diretto a Faenza prese avvio il 3 dicembre. Il piano prevedeva che la 43ª Brigata e la 2ª Divisione Neozelandese, posizionate a nord della città, fingessero di superare il fiume per attaccare le postazioni difensive tedesche, mentre da sud sarebbe partito il vero attacco da parte della 46ª Divisione Britannica, protetta a sua volta dalla 10ª Indiana. Da Borgo Durbecco - alle porte di Faenza - le torri cittadine da cui i tedeschi avrebbero potuto osservare le manovre alleate furono abbattute grazie a una serie di bombardamenti mirati. Il 9 dicembre l'artiglieria tedesca sferrò un pesante contrattacco, menre la 46ª Divisione subiva presso la località di Celle, l'offensiva della 90ª Divisione Panzer. Chi ha conservato meglio la memoria dei combattimenti di quei giorni al principio di dicembre e Bhakhat Bahadur (2/10°). II suo racconto e ricco di particolari:

“Ricordo che in un'occasione, vicino a Forlì, i tedeschi ci attaccarono con uno schieramento di carri armati, mentre dal cielo piovevano bombe. Tutti gli ufficiali, non appena avvistammo i carri armati si nascosero. Improvvisamente mi trovai a essere il comandante della compagnia, per il solo fatto che in quei momento ero il più anziano. Provai a lanciare una granata con un mortaio PIAT, ma il colpo manco il bersaglio e cadde proprio dinnanzi ai carri armati tedeschi. Fortunatamente per noi, quelli passarono sopra un campo minato e furono distrutti, e i soldati al loro interne morirono. Feci rapporto al quartier generale e furono prese misure disciplinari nei confronti dei tre ufficiali gurkha e del comandante della compagnia. Credo che proprio a causa di quei rapporto non mi fu mai concessa una promozione.

In un'altra occasione ci trovavamo all'interno di una casa. Avevamo trovato del vino e ci stavamo riposando. Io guidavo i soldati che erano con me. Uno di loro andò in bagno e quando tornò disse di aver sentito dei rumori. Scoprimmo che nella cantina si nascondevano sei soldati tedeschi. Per costringerli a uscire decidemmo di usare delle bombe fumogene. Quando uscirono indossavano tutti maschere antigas. Ne uccisi tre con il mio kukhuri, uno dopo l’altro”. Il 13 dicembre la Brigata Gurkha passò sotto il comando della 2ª Divisione Neozelandese. Avrebbero proseguito a combattere fianco a fianco fino a Bologna. Il 15 i gurkha si posizionarono nei pressi dei binari della ferrovia a ovest di Faenza insieme alla Divisional Cavalry neozelandese. Ormai la resistenza dei tedeschi volgeva al termine. Bastò attendere un altro paio di giorni per vedere i gurkha e i neozelandesi entrare in città e tentare di liberare l'area dalla presenza dei nemici. Alle 9 di sera del 16 dicembre la 43ª Brigata iniziò l'attacco ma fu rallentata dalla puntuale risposta del mortai tedeschi. Quindi i gurkha si spostarono di casa in casa per avvicinarsi alle postazioni della 29ª divisione Panzer, mentre almeno 100.000 granate piovevano sulla testa dei tedeschi - che furono cosi costretti a ritirarsi.  Raggiunta la base tedesca i gurkha vi trovarono centottanta soldati pronti ad arrendersi che fecero immediatamente prigionieri. Ottantasei di loro facevano effettivamente parte della 29ª mentre gli altri erano fanti aggregati alla divisione per infoltire il contingente dei difensori. Il 17 dicembre Faenza cadde nelle mani dei neozelandesi e dei gurkha della 43ª Brigata, che occuparono la zona a nord-ovest della città. Un altro successo militare da aggiungere alla campagna della Gotica. I gurkha furono poi protagonisti di altri combattimenti a metà giornata, tra la stazione ferroviaria di Faenza e lo Scolo Cerchia, un canale poco distante, su cui i tedeschi fermarono i nepalesi con il loro efficace contrattacco. Ricorda il comandante dei tedeschi:

"Alle 10 di mattina gli indiani riescono a penetrare nelle nostre linee, ma sono ricacciati in contrattacchi automatici dai nostri cannoni d'assalto".



Copertina del libro dal quale sono presi
i disegni del
Capt. H.H. Sheldon
.

Didascalie originali: Gurkha rifles and New Zealanders clear Faenza.
(La compagnia B, 
10° Gurkha del tenente Desnond Wilson
entra in Faenza da Corso Matteotti).


Didascalia originale: 2/8 th Gurkha Rifles passing through
Borgo Durbecco on their way to the front.

(Pattuglia Gurkha in via Silvio Pellico).

Alle 10,30 di sera i battaglioni 2/8° e 2/10 si sistemarono sulla strada per San Silvestro, che imboccarono a due giorni di distanza. L'avanzata fu concordata con il colonnello Freyberg che guidava la 2ª Divisione Neozelandese e alle 9 di sera del 19 dicembre cominciò il fuoco di sbarramento dell'artiglieria. Alle 10,40 ci fu una pausa di 36 minuti, poi il bombardamento riprese fino all'una di notte. La 43ª  Brigata occupò quindi San Silvestro senza trovare resistenza. Il nuovo obiettivo era il fiume Senio, che il 23 dicembre fu accostato da una compagnia del 2/6° aggregata al 26° battaglione neozelandese. I gurkha trovarono il fiume impossibile da superare con i mezzi a disposizione nel punto esplorato. A monte, invece, il 21° battaglione neozelandese individuò il punto adatto. II giorno successive i piani per un attacco immediate furono rinviati al mese di gennaio del 1945, per poi essere definitivamente spostati fino all'offensiva di primavera a causa delle cattive condizioni del tempo. I battaglioni della Brigata Gurkha presenti in quel momento in Italia non combattevano esclusivamente tra i ranghi dell'Ottava Armata. Infatti, il 1/5° militava tra le fila della 17ª Brigata Indiana (8a Divisione Indiana) - a disposizione della Quinta Armata del generale Clark sull'asse centrale Firenze-Bologna.



1990, centenario della nascita del 10° reggimento Gurkha. Dopo 46 anni i Gurkha  ritornano a Faenza per un incontro coi reduci britannici e i  famigliari dei caduti, sepolti nel cimitero di guerra di Faenza. Assieme al picchetto  di Gurkha in servizio comandati dal Maggiore S.I. Stannayd e dal Capitano Sukapadur Rai, vi erano anche i veterani  della campagna d'Italia fra cui il Magg. Desmond Wilson del 10° reggimento Fucilieri che entrò in Faenza il 17 dicembre alle ore 7 del mattino da porta Montanara al comandò della compagnia B, del 10° Gurkha. Presente alla cerimonia il Maggiore R. Taylor che il 18 dicembre al comando dell' 8° Reggimento Neozelandese entrò in Borgo Durbecco per dirigersi verso S. Silvestro ove incontrò una durissima resistenza tedesca.

Dopo aver sfondato la Gotica il 21 settembre sul Monte Femmina Morta, nell'area dell'Alpe di Vitigliano, i gurkha si assestarono sulla strada che porta a Marradi. Il 6 di novembre, mentre la 43ª Brigata Motorizzata si spostava verso la pianura padana sul fronte del fiume Ronco, il 1/5° occupò la vetta del Monte Monsignano, abbandonata in precedenza dai tedeschi, e si preparò a dare l’assalto a Monte Pompegno, obiettivo intermedio della 17ª Brigata prima di raggiungere Monte San Bartolo e proseguire verso Modigliana, tra il torrente Tramazzo e il fiume Lamone. L' 11 novembre, mentre era occupato in semplici attività di pattugliamento nei dintorni della cima di Monte San Bartolo, il rifleman Thaman Gurung si guadagno la Victoria Cross dopo aver preso d'assalto un nido di mitragliatrici spandau occupato da tre soldati tedeschi:

...grazie all'abile perlustrazione condotta, i due soldati individuarono una postazione nascosta... il rifleman Thaman balzò innanzi e la attaccò, consapevole che se il nemico avesse aperto il fuoco l'intero plotone avrebbe subito gravi perdite. Il nemico, preso alla sprovvista, si arrese senza nemmeno sparare un colpo. Quindi avanzò silenziosamente sulla vetta e individuò sul versante opposto del pendio un plotone tedesco ben protetto... il rifleman Thaman corse contro di loro allo scoperto sparando con il suo fucile-mitragliatore e permise così al suo plotone di raggiungere la vetta. Poco dopo, a causa del fuoco delle mitragliatrici tedesche, il plotone ricevette l'ordine di ritirarsi. Il rifleman Thaman allora ritornò sui suoi stessi passi, sempre allo scoperto, sparando raffiche su raffiche fin quando non esaurì le munizioni. Dopo aver lanciato due granate, si riunì al plotone, prese un altro paio di granate e per la terza volta attraverso lo spazio aperto scagliandosi contro i tedeschi sopravvissuti. II diversivo permise a due plotoni più arretrati di ritirarsi. Nel frattempo il plotone di testa era ancora sulla vetta, quindi Thaman afferrò una mitragliatrice Bren e riprese la corsa in campo aperto, svuotando due caricatori sulle postazioni nemiche e, quando l'ultimo plotone fu al riparo, si diresse verso i compagni, ma nel precise istante in cui si voltò cadde colpito alla gola da un proiettile ("London Gazzette", febbraio 1945).


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